venerdì 4 marzo 2011

Additivi chimici, cosmetica "naturale" e sua regolamentazione

Pubblichiamo oggi una selezione di articoli interessanti sempre per ciò che riguarda la cosmesi non naturale ed i suoi ingredienti, i dati non sono rassicuranti, ma vi lascio agli articoli: buona lettura!

Da: http://salute24.ilsole24ore.com
Donne e benessere: ogni giorno «indossano» 515 additivi chimici
Dalla testa ai piedi, sono 515 gli additivi chimici che ogni giorno le donne utilizzano per farsi più belle. A sostenerlo uno studio condotto da Bionsen su 2.016 donne da cui emerge che solo sui capelli mettono 26 elementi chimici diversi, tra shampoo (che ne contiene 15) e lacca (che ne contiene 11).  La matita per gli occhi contiene 26 sostanze diverse, il fard 16, il lucidalabbra 33, il fondotinta 24, il deodorante 15, lo smalto per unghie 31, il profumo 250 (ma ne può contenere fino a oltre 400), le creme idratanti per il corpo 32, creme autoabbronzanti 22, senza contare ombretto, acqua per il corpo e lozioni anticellulite.

Occhio alle allergie, spiegano gli esperti: le sostanze da mettere sul corpo sono frutto di processi Industriali complessi, e possono rivelarsi pericolosi per la salute. Dalle sostanze che, se inalate, possono dare reazioni allergiche a bocca, gola e occhi, altre, come le creme, possono provocare rush cutanei, sensibilizzazione della pelle, fino ad arrivare a problemi di salute più seri come disturbi ormonali e problemi di fertilità.
Data: 21-11-2009

Da: http://www.beautys-magazine.com/cosmesi/cosmetici_biologici.htm
Cosmetici biologici, ma non troppo
Assoerbe chiede una legge di regolamentazione
E’ di moda il “bio”, ma non solo nell’alimentazione. C’è chi sceglie anche detersivi definiti ecologici e chi preferisce cosmetici “verdi”. Ma attenzione: non basta riportare sulla scatola la dicitura “bio” o “naturale” per esserlo veramente. A denunciarlo è Valentino Mercati, vicepresidente di Assoerbe:
Molte aziende cosmetiche, anche importanti multinazionali, pianificano le nuove strategie di marketing puntando su parole come 'naturale' o biologico - ha spiegato l'esperto - Queste pubblicità riempiono i giornali. E così la maggior parte degli italiani che in erboristeria o in profumeria, ma anche in farmacia, credono di acquistare cosmetici naturali o bio, in realta' comprano prodotti normalissimi”.

Manca, infatti, una legislazione specifica e che detti le regole da seguire e le materie prime da usare per poter definire un prodotto “bio”. Ma il traguardo finale, ha precisato Marinella Trovato, segretario generale della Società italiana delle scienze e delle tecniche erboristiche (Siste), “è di arrivare ad un “marchio” europeo. O almeno a uno standard di qualità universalmente condiviso in tutti i Paesi Ue”. In Inghilterra, in Germania e in Francia esistono già regole specifiche, la legge italiana sui cosmetici è invece generale e non entra nel merito dei prodotti bio. Anche l settore erboristico attende una legge che dovrebbe regolamentarlo in discussione da anni.

Nei cosmetici biologici - ha riassunto Fabrizio Piva, vicepresidente del Consorzio - i prodotti naturali o di origine naturale dovranno costituire almeno il 95% in peso del totale ingredienti (acqua inclusa). E' ammesso un 5% massimo di additivi sintetici. E' poi prevista la distinzione tra 'cosmetico biologico' (almeno il 95% in peso di prodotti biologici) e 'cosmetico con ingredienti biologici' (almeno il 70% in peso di prodotti biologici).
Tra gli altri obblighi ci dovrebbe essere quello di elencare ed evidenziare in etichetta gli ingredienti bio, di non usare Ogm e radiazioni ionizzanti, e di stoccare i prodotti in locali dedicati”.

Fonti: COSMOS standard, 20 Maggio, 2009
Aggiornamento sui sistemi di certificazione, in "L' Erborista", settembre, 2009, pp-46-50
Un nuovo standard per shampoo e sapone, in "Terra Nuova", settembre 2009, pp.28-34


Da tempo si sente parlare di cosmesi naturale. Per quanto questa dicitura possa sembrare semplice e facilmente comprensibile, in realtà non è così. Esistono una serie di differenze, spesso impercettibili per il consumatore medio, che vanno precisate. Tendenzialmente si pensa che un cosmetico  venduto in erboristeria o negozi affini sia automaticamente “naturale”, in quanto proposto in un  settore che dovrebbe garantire una certa genuinità e naturalità del prodotto. E' bene dire che il concetto di “naturale” ha poco a che fare con la cosmesi, anche quella più vicina alle materie prime biodisponibili. Ad es. un estratto vegetale è un prodotto ottenuto mediante una lavorazione che,  per quanto possa non avere nulla a che fare con sostanze sintetiche, è pur sempre un composto non presente spontaneamente in natura.

Il “cosmetico naturale” è dunque frutto di quella nuova esigenza di ritrovare, nei prodotti in  commercio, una certa genuinità e affidabilità, elementi che riportano agli antichi albori dei frutti semplici di madre terra. Al giorno d' oggi esistono varie classificazioni di questa categoria di prodotti; semplici diversificazioni che, pur avendo una loro fondatezza, non hanno un riscontro istituzionale e spesso vengono attribuite anche a prodotti che nulla hanno a che fare con il “naturale”.

Breve riassunto di cosa si può trovare oggi in commercio

  • Cosmetico con ingredienti naturali: può essere un cosmetico “tradizionale”, ovvero formulato con ingredienti sintetici usati per le più canoniche formulazioni. L' unica differenza che hanno dai cosmetici “normali” è la presenza di uno o più estratti/derivati di origine vegetale-naturale.
  • Cosmetico biologico: cosmetico realizzato con una deteminata quota di ingredienti di origine vegetale provenienti da agricoltura biologica. Le aziende che producono tale tipologia cosmetica seguono degli standard produttivi e formulativi necessari per essere certificati da enti predisposti. La maggior parte di questi sono realizzati con ingredienti che hanno un basso impatto ambientale, ovvero sono altamente biodegradabili, evitando il più possibile i prodotti di sintesi.
  • Cosmetico eco-bio: cosmetico realizzato interamente con ingredienti di origine vegetale o da altre derivazioni (anche sintetiche) il cui impatto ambientale risulta molto basso (NB: tutti i cosmetici inquinano). Se il prodotto è certificato (ECOLABEL, disciplinare europeo) vengono presi in considerazione non solo i singoli ingredienti ma anche buona parte della filiera produttiva, dal packaging, alla produzione in loco, in modo che tutto il ciclo produttivo sia il più possibile eco-compatibile.

Le varie certificazioni nazionali ed europee, sebbene abbiano molti punti in comune, presentano sostanziali differenze; alcune metodologie nella valutazione del cosmetico, impiego di diverse terminologie, percentuali ammesse di determinate categorie di ingredienti, ecc.. Tutto questo porta una certa confusione sia per il consumatore che per una corretta classificazione di cosmetico bio.

Pubblicato il 03/11/09 in Salute in pratica
Cosmetici, cosa contengono?
Creme e shampoo, come leggere le etichette
Lo sapevate che dal 1998 una legge vieta l'uso dell'acido borico, che fino a qualche tempo fa era il principale componente del borotalco, perché tossico e teratogeno? E che alcuni conservanti sintetici possono rilasciare formaldeide, una sostanza irritante e cancerogena?

Premesso che tutte le sostanze in commercio sono ampiamente testate dagli organismi di controllo, non bisogna essere necessariamente maniaci del salutismo per preoccuparsi dell'innocuità di ciò che ci mettiamo sulla pelle o degli shampoo che usiamo quotidianamente: finché le sostanze  otenzialmente tossiche con cui veniamo a contatto sono in piccola quantità il problema non è rilevante. Quando però scopriamo che un prodotto a cui siamo tanto affezionate e che abbiamo usato per anni contiene sostanze che non sono così benefiche come sembrano, il discorso cambia: ecco perché per minimizzare i possibili rischi si consiglia di cambiare spesso prodotti cosmetici.

Quali sono gli ingredienti da tenere d'occhio quando si legge un'etichetta di una crema, di un profumo o di un cosmetico in generale, considerando che per legge quelli che compaiono per primi nell'elenco sono presenti in maggiore quantità?


Cominciamo da quelli di qualità, la cui presenza può essere giudicata positivamente:

  •  tocopheryl acetate o tocopherol o (vitamina B5)
  •  panthenol (vitamina B5)
  •  titanium dioxide o zinc oxyde, glucoside (tensioattivi di origine naturale)

Tra gli ingredienti indicati da molti studiosi come potenzialmente tossici ci sono:

  •  conservanti sintetici che possono rilasciare formaldeide (ad esempio Diazolidinyl Urea e Imidazolidinyl Urea)
  • composti petrolchimici (es. Propylene Glicol), utilizzati come solventi e diluenti e per  trasportare i principi attivi, penetrano a fondo nella pelle tanto che con un uso continuo possono dare luogo a fenomeni di sensibilizzazione
  • emulsionanti appartenenti alla categoria PEG (Polyethyleneglycole), danno un apparente effetto di idratazione dando effetti allergizzanti alle pelli più sensibili
  • emulsionanti e schiumogeni MEA / TEA / DEA (amine e amino derivati) possono causare reazioni allergiche e disidratazione, oltre a favorire la formazione di acne e comedoni in quanto di depositano sui follicoli
  • detergenti come Sodium Lauryl e Laureth Sulfate: meno aggressivi dei precedenti, possono causare irritazione.

Non è un caso se la cosmetica biologica, che si basa quasi interamente su ingredienti naturali, sia in rapida ascesa negli ultimi anni in Italia e in Europa. Come riconoscerli? Semplice, dal nome in latino. Ma non illudetevi: non è detto che una sostanza naturale non possa dare luogo ad allergie.

Da: http://www.mednat.org/cure_natur/cosmetici_inquinanti.htm
La Cosmesi abbellisce od INQUINA?
Cosmetovigilanza - Deodoranti e Cancro al seno
Corso di aggiornamento - By Loredana Gambardella e Lidia Sautebin, Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II


Secondo uno studio condotto dall’Università di Reading (Regno Unito) e pubblicato nel gennaio 2004 sul Journal of Applied Toxicology (Darbre P.D. et al.), alcune sostanze chimiche contenute nei deodoranti, come ad esempio i “Parabeni”, potrebbero favorire l’insorgenza di Tumori al seno. I parabeni sono esteri dell’acido para-idrossi benzoico e vengono impiegati per la conservazione dei prodotti cosmetici (Elder et al., 1984). (NdR: I Parabeni (Esteri etilico, metilico e propilico dell'acido paraidrossibenzoico) sono sostanze ad azione battericida e funghicida, utilizzati per la loro attività antiossidante ed antifermentativa, si trovano in molti cosmetici, creme dermatologiche e bendaggi adesivi, nei detergenti per la casa, nei lucidi da scarpe e infine negli shampoo e saponi. Maggiore è il contatto con la pelle e maggiore è il rischio di sensibilizzazione. Sono presenti come conservanti in cibi a lunga scadenza, condimenti, concentrati di pomodoro, latticini, marmellate, gelatine, pesce conservato, salsicce, anche in bibite quali limonata, succhi di frutta vari. Si trovano anche in farmaci topici, quali il collirio, le gocce per le orecchie ed il naso, nei dentrifici).
Rappresentano, in particolare, le sostanze maggiormente presenti nei prodotti per l’igiene del corpo in quanto sono considerati tra i più efficaci agenti antimicrobici, attività che aumenta all’aumentare della lunghezza della loro catena esterea (Murrel et al., 1950). Il loro ampio utilizzo, inoltre, è dovuto al fatto che sono considerati, ormai da anni composti innocui, ben tollerati dalla pelle e soprattutto attivi a basse concentrazioni (< 1%) (Elder et al. 1984). L’allarme sulla loro potenziale pericolosità è stato diffuso in quanto i risultati dello studio condotto dall’Università di Reading hanno evidenziato che dei 20 campioni prelevati da donne con tumore al seno ed esaminati, ben 18 presentavano elevate tracce di parabeni, in particolare metilparabeni. Inoltre in quattro dei venti campioni la concentrazione totale di parabeni era di circa due volte superiore ai valori medi ritrovati nelle venti pazienti. Il loro potere cancerogeno deriva, come affermato da questo studio, dalla capacità dei parabeni di comportarsi come gli estrogeni (Routledge et al., 1998, Byford et al., 2002; Darbre et al., 2002, 2003), ormoni che le donne producono naturalmente dalla pubertà alla menopausa e che, assunti in grande quantità, potrebbero facilitare la proliferazione delle cellule tumorali. In particolare i parabeni oltre che legarsi ai recettori degli estrogeni sono anche in grado di regolare l’espressione dei geni (es. pS2) che mediano l’attività estrogenica (Byford et al., 2002).
Il possibile legame tra l’utilizzo dei deodoranti e l’insorgenza di cancro al seno sembrerebbe, inoltre, riconducibile al fatto che i parabeni ritrovati nei campioni esaminati si presentano in forma esterea e non sotto forma di metaboliti, indicando che la loro penetrazione nell’organismo non è avvenuta per assunzione orale (Darbre et al., 2003, 2004). Inoltre poichè uno dei modi utilizzati dall’organismo per eliminare i prodotti tossici è la “traspirazione”, i deodoranti impedendo, in parte questo fenomeno ridurrebbero l’eliminazione delle tossine attraverso le ascelle. Ciò provocherebbe, con il tempo, un loro accumulo a livello delle ghiandole linfatiche presenti sotto il braccio e quindi un primo passo verso la formazione di cellule cancerose (Darbre et al., 2003). Tutto ciò è anche confermato da osservazioni cliniche, pubblicate nell’arco di 10 anni, che mostrano che la maggior parte dei tumori si sviluppa a livello del margine superiore esterno del seno, cioè in corrispondenza della zona in cui viene maggiormente applicato il deodorante (Haagensen et al., 1971). Anche se la maggior parte degli studi hanno evidenziato che i parabeni non sono mutageni (Elder et al., 1984), alcuni hanno dimostrato, invece, che essi possono provocare alterazioni
cromosomiche (Ishidate et al., 1978) ed in particolare è stato osservato che la somministrazione
sottocutanea di metilparabeni è causa dell’insorgenza di adenocarcinomi mammari nei ratti
(Mason et al., 1971). E’ stato mostrato, inoltre, che i parabeni sono anche in grado di distruggere la funzionalità cellulare mediante l’inibizione della secrezione di enzimi lisosomiali (Bairati et al., 1994). Altri studi hanno, inoltre, evidenziato che la maggior parte del deodorante applicato rimane
intrappolato nei peli ascellari. Questo suggerisce, dunque, che i deodoranti non dovrebbero mai essere utilizzati subito dopo la depilazione in quanto i parabeni potrebbero facilmente penetrare nel corpo attraverso microscopiche lesioni originatesi dalla rasatura (Darbre et al., 2003). Comunque, in realtà il legame diretto tra parabeni e cancro è ancora solo un’ipotesi che dovrebbe essere confermata da studi epidemiologici a lungo termine e soprattutto condotti su un maggior numero di campioni. Occorre anche dimostrare la presenza di basse concentrazioni di parabeni nelle donne che non usano deodoranti o la presenza di questi composti anche nei tessuti di seno sano (Darbre et al., 2004). Se, infatti, si trovassero analoghi livelli di parabeni anche nei tessuti sani di donne che usano regolarmente i deodoranti sarebbe possibile escludere un legame tra l’insorgenza del cancro e l’uso di questi prodotti. Bisogna, però, anche sottolineare il fatto che ritrovare tracce di essi nei tessuti tumorali non avrebbe, comunque, alcun significato se i livelli raggiunti non risultassero essere sufficienti ad indurre conseguenze biologiche.
Sono stati, inoltre, sollevati dei dubbi sul processo di assorbimento “diretto” dei parabeni attraverso la pelle in quanto l’epidermide è in grado di metabolizzare, almeno in parte, le sostanze con cui viene a contatto, motivo per cui qualsiasi loro traccia, penetrata nella cute, dovrebbe essere degradata dalle cellule epidermiche in sostanze innocue (Darbre et al., 2003). Alcuni studi condotti successivamente su animali hanno, però, dimostrato che i parabeni possono essere rapidamente assorbiti attraverso la pelle (Whitworth et al., 1973; Fischmeister et al., 1975; Komatsu et al., 1979) a causa della presenza nei deodoranti di sostanze che facilitano la penetrazione del prodotto nell’organismo (Kitagawa et al., 1997) e anche perché nella pelle e nei tessuti adiposi sottocutanei sono presenti sostanze, in particolare carbossilesterasi, che favoriscono l’idrolisi dei parabeni ad acido p-idrossibenzoico che viene più facilmente assorbito (Lobemeier et al., 1996; Bando et al., 1997). Essi, inoltre, vengono rapidamente assorbiti anche dal tratto gastrointestinale, idrolizzati ad acido p-idrossibenzoico, coniugati ed infine rapidamente escreti con l’urina (Jones et al., 1957; Heim et al., 1957; Tsukamoto et al., 1960, 1962, 1964; Derache et al., 1963; Philips et al. ,1978; Kiwadw et al., 1979).

Da: http://www.farmacovigilanza.org/cosmetovigilanza/news/0507-01.asp
Cosmetovigilanza
Lidia Sautebin, Università Federico II di Napoli
News dalle agenzie regolatorie
PARABENI: NUOVE INFORMAZIONI SULLA SICUREZZA D’USO DA PARTE
DELL’AGENZIA FRANCESE DI SICUREZZA SANITARIA DEI PRODOTTI PER LA
SALUTE
[riferito da Vincent Gazin;Parabens. VIGILANCES- Bullettin de l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé, (2005) n°27]
I parabeni sono dei composti impiegati come conservanti principalmente nei prodotti cosmetici e, in modo più marginale, nei farmaci ed alimenti (vedi anche). Dal punto di vista chimico essi raggruppano gli esteri dell’acido para-idrossi-benzoico, ovvero:

  • metil parabene;
  • etil parabene;
  • propil parabene;
  • butil parabene.

Nel giugno 2004 l’Afssaps, in collaborazione con l’Afssa (Agenzia di Sicurezza Sanitaria dell’Alimentazione) e l’InVS (Istituto di Vigilanza Sanitaria), ha organizzato una commissione di esperti con lo scopo di valutare la sicurezza d’uso di queste sostanze. Sulla base dell’analisi dei dati presenti in letteratura e dei dati di farmacovigilanza, sembra che i parabeni siano composti poco tossici e ben tollerati, sebbene in alcune persone possano indurre la comparsa di reazioni allergiche. Tuttavia recenti studi hanno stabilito che questi conservanti possono essere causa di una lieve alterazione della funzionalità del sistema endocrino. Purtroppo, però, sulla base dei dati tossicologici ed epidemiologici attualmente disponibili, non è possibile caratterizzare e quantificare il rischio, in particolare cancerogeno, che potrebbe essere associato all’alterazione endocrina indotta da questi composti.
Sono stati invece osservati effetti tossici del propil parabene e del butil parabene sulla riproduzione in ratti giovani. Gli studi che hanno evidenziato tale effetto sono stati realizzati a dosi di parabeni compatibili con le esposizioni umane e suggeriscono un rischio potenziale per la fertilità maschile. Non è stato osservato alcun effetto con il metil parabene e con l’etil parabene. Il gruppo di esperti ha indicato che sono quindi necessari studi complementari sulla tossicità, a livello riproduttivo, in modo da valutare in modo appropriato il rischio legato all’uso dei due conservanti (reversibilità degli effetti). E’ stato altresì consigliato di effettuare uno studio che permetta di caratterizzare il destino dei parabeni nell’organismo (valutazione della distribuzione, dell’eventuale accumulo, dell’escrezione). L’Agenzia, inoltre, attuerà un programma con lo scopo di gestire i rischi associati all’utilizzo di questi conservanti.

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