venerdì 25 febbraio 2011

Lezioni di Aromaterapia - Lezione I


Le terapie tradizionali e l’utilizzo delle piante in medicina empirica sono sovente all’origi­ne delle ricerche scientifiche di alto livello. Nella maggior parte dei casi, queste ricerche sfociano nella scoperta di sostanze originali che presentano un interesse terapeutico consi­derevole. La farmacia industriale usa largamente queste molecole isolate, purificate e poi utilizzate dalla medicina convenzionale, ma le piante (fonte di queste molecole) sono state e sono utilizzate con successo nella fitoterapia e in aromaterapia sotto forme diverse. Queste terapie vanno acquisendo sempre più considerazione da parte del pubblico e dei medici. Le piante curano o contribuiscono a guarire - a volte molto rapidamente - non solamente la fatica, l’insonnia, i mal di testa, l’influenza, la tosse, i reumatismi, i raffreddori, ma anche numerose altre malattie.

Attualmente, il rapporto tra la chimica, la biochimica, la biologia, la medicina, la farmacia e la botanica è un’unione che nessuno può contestare. Le piante identificate e classificate dai botanici sono diventate la materia prima per nuove prospettive farmaceutiche. Ma gli effetti scarsi o complessi di certe molecole biologicamente attive hanno sollecitato, per primi ai chimici, la ricerca sulle virtù di sintesi e di emisintesi per rifornire la produzione farmacologi­ca. Il biologo ed il biochimico studiano la tossicità, il modo d’azione ed il divenire dei principi attivi delle piante.

La Ricerca
Nel campo della ricerca delle molecole anticancerose, negli Stati Uniti è stato intrapreso, negli anni sessanta, un programma di ricerca di nuovi prodotti antitumorali, dalla National Cancer Institute (NCI) . Si trattava allora di rilevare l’attività antitumorale in vitro e in vivo degli estratti grezzi provenienti da piante di diverse origini. Dopo 30 anni di ricerche, hanno esaminato circa 35.000 specie, ossia 105.000 estratti di piante, e dato risalto all’attività di 2.600 specie (1.300 generi) di cui il 7 - 8% di queste specie così repertoriate merita de­gli studi più approfonditi. Un buon metodo di apprezzamento consiste nel preparare degli estratti alcolici e cloroformici, sottoponendoli a 2 tests classici di attività: quello delle leuce­mie murine P388 e quello del carcinoma umano del naso-faringe (KB). La pianta che è stata riconosciuta come attiva, viene sottoposta all’estrazione, all’isolamento, alla purificazione e all’identificazione della/e sostanza/e responsabile/i dell’attività constatata. Nell’eventualità di un risultato incoraggiante, i principi attivi dovranno avere un’ultima conferma, tanto per la tossicologia quanto per le prove cliniche. Non resta infine che assicurarsi l’approvvigiona­mento della pianta e la sua estrazione in grande scala.

Un po' più nel dettaglio...
Di questo passo, molte sostanze promettenti sono state identificate e testate, citiamo: in­dicine-n. oxide, phyllanthoside, omoarringtonina, vincristina e vinblastina, podophyllotaxina, paclitaxel (taxol)…ecc. Queste sostanze sono state rispettivamente isolate da: Heliotropium indicum L. , Phyllanthus acuminatus Vahl. , Cephalataxus harringtonia K. Koch, Catharan­thus roseus, Podophylum peltatum, Taxus brevifolia Nutt. Il capofila di questi costituenti antitumorali è il paclitaxel (taxol). Successivamente fu isolato da altre specie di tassi e notoriamente dalla specie più presente in Europa, Taxus baccata L. Questa molecola, il paclitaxel, autorizzata nel 1992 dalla FDA per il trattamento del cancro ovarico ha dato prova di efficacia anche su altri differenti tipi di cancro.
Queste molecole, di grande interesse per la medicina, non avrebbero mai potuto essere scoperte senza la medicina tradizionale e la etno-farmacologia. Le tradizioni orali ancestrali arricchite dalle conoscenze del terreno e del vissuto terapeutico dei vegetali rimangono un grosso sapere da salvaguardare per il bene della salute umana e animale.

Fitoterapia
La fitoterapia resta la medicina più impiegata nel mondo. Sappiamo da sempre che alcune piante possiedono attività antisettiche, battericide, antifungine, antivirali, antimitotiche, ormonali, antireumatiche, circolatorie, antidiabetiche, immunostimolanti, iper o ipotensive, tonificanti, antispasmodiche, stomachiche o epatiche. Tutte le civiltà antiche hanno svilup­pato accanto all’agricoltura, la medicina delle piante e la maggior parte dei grandi medici del passato sono stati dei fitoterapeuti.

Oli Essenziali Chemiotipizzati (O.E.C.T.)
L’aromaterapia fa parte di questo patrimonio vegetale che bisogna preservare e protegge­re. Gli oli essenziali chemiotipizzati (O. E. C. T. ) hanno un largo spettro di azione in diverse terapie. Nessuno può, sul piano patologico, negare attualmente l’efficacia antinfettiva degli oli essenziali. I problemi relativi all’abuso degli antibiotici vengono risolti con l’utilizzo degli oli essenziali segnalati come l’unica alternativa sostitutiva nella maggior parte dei casi di in­fezione. Gli O. E. C. T. per la loro composizione, la loro natura e con una posologia dosata e studiata clinicamente, non inducono né alla resistenza dei germi, né all’attacco del sistema immunitario, né alla selettività della flora saprofita e patogena.
Gli O. E. C. T. delle piante aromatiche sono dei prodotti con una forte concentrazione in principi attivi ben diversificati; tuttavia non hanno le stesse indicazioni delle piante intere da dove sono estratti. Devono, pertanto, essere utilizzati con precauzione, senza mai oltrepas­sare la dose prescritta. La loro azione sulle surrenali e sul sistema endocrino, la loro capa­cità di modificare rapidamente il tasso di acidità e la resistenza elettrica del sangue nonché il loro effetto calmante, li classifica come rimedi di prima scelta. Un O. E. C. T. contiene, in media, 75 molecole attive differenti, mentre per quanto riguarda la medicina di sintesi, si possono valutare le interazioni a non più di tre molecole al massimo. Si parla dell’azione globale di un O. E. C. T. sull’insieme del corpo e della sua fisiologia.


Curarsi con cura
E’ arrivato il momento di prendere coscienza che la medicina allopatica non è più la sola a garantire una buona salute. Ogni scienza, e soprattutto la medicina e la farmacologia, deve principalmente educarci ad avere la responsabilità di curare il nostro corpo ed a mantenerlo in buona salute. L’individuo può e deve adattarsi al suo ambiente e scegliere i mezzi più specifici per poterlo fare.
Nessuna terapia è al riparo dalle critiche e dagli interrogativi, compresa la medicina tradizionale. Le terapie tradizionali con le loro sostanze naturali hanno sempre dimostrato nella storia la loro efficacia. Fino al diciottesimo secolo, l’uomo ha sempre utilizzato la fitoterapia per curare se stesso e gli animali. Come il diciannovesimo secolo ha conosciuto lo sviluppo dell’industria farmaceutica delle piante e la creazione dei farmaci mono e bi-molecolari, la fine del ventesimo secolo è segnata dal considerevole ritorno delle medicine alternative.
L’aromaterapia, multicentenaria, oggi sta guadagnando terreno nel mondo medico, cosme­tico, agro-alimentare e veterinario. Alcuni affermati ricercatori scientifici di tutto il mondo, sono determinati a rendere merito a questa disciplina assicurando grandi sforzi in diversi campi di ricerche fondamentali e applicate.

Storia e origine degli oli essenziali 
Conosciuti per le loro enormi proprietà terapeutiche e utilizzati già da millenni in Cina (cannella, anice, zenzero), in India, in Medio Oriente (Khella, pino, finocchio), in Egitto, in Grecia, in America (Atzechi, Maya, Incas: legno di Ho, sassafrasso) e in Africa (incenso, mirra, ravintsara), gli oli essenziali vengono dimenticati durante il Medio Evo. In questo periodo l’Europa attraversa un momento di ritorno alla barbarie, con un declino generale del sapere. Bisognerà attendere l’arrivo degli Arabi per assistere ad un nuovo sviluppo della medicina at­traverso le piante che ritrovano così un posto primario nell’arsenale terapeutico dell’epoca.

L’estrazione degli oli essenziali tramite distillazione a vapore acqueo nasce durante l’epoca della rivoluzione industriale e permette lo sviluppo di prodotti alimentari e di profumi.
All’inizio del XX secolo, alcuni ricercatori (Chamberland, Cadèac, Martindale) dimostrano con i loro esperimenti il potere antisettico degli oli essenziali. Ma i reali “Padri” dell’aromaterapia sono Gattefossé e successivamente Valnet ed i suoi discepoli. R. M. Gattefossé, pioniere della profumeria moderna, bruciandosi le mani durante un’esplosione nel suo laboratorio, con un istinto geniale tuffò le mani in un recipiente colmo di olio essenziale di lavanda.Conosciuti per le loro enormi proprietà terapeutiche e utilizzati già da millenni in Cina (can­nella, anice, zenzero), in India, in Medio Oriente (Khella, pino, finocchio), in Egitto, in Grecia, in America (Atzechi, Maya, Incas: legno di Ho, sassafrasso) e in Africa (incenso, mirra, ravintsara), gli oli essenziali vengono dimenticati durante il Medio Evo. In questo periodo l’Europa attraversa un momento di ritorno alla barbarie, con un declino generale del sapere. Bisognerà attendere l’arrivo degli Arabi per assistere ad un nuovo sviluppo della medicina at­traverso le piante che ritrovano così un posto primario nell’arsenale terapeutico dell’epoca.

Immediatamente alleviato dal suo dolore, la piaga guarì con una rapidità sconcertante.
Stupito da questo risultato, decise di studiare gli oli essenziali e le loro proprietà.
L’aromaterapia moderna era nata. Tuttavia, nonostante la sua incontestabile efficacia, l’aromaterapia non ricevette dai medici l’accoglienza che meritava. La concorrenza dei laboratori di prodotti chimici di sintesi, finanziariamente molto più potenti, ed un cattivo impiego degli O. E. , conseguenza di una ignoranza delle diverse varietà per una stessa specie, sono le ragioni di un successo parziale dell’aromaterapia di quell’epoca.
Oggi, dei medici ( Valnet, Duraffourd, Lapraz, d’Hervincourt, Belaiche) e dei ricercatori ad alto livello (P. Franchomme), dei farmacisti (D. Baudoux) hanno definitivamente consolidato la reputazione, l’efficacia e la straordinaria ricchezza degli oli essenziali.


Rinascita dell'aromaterapia 
La fito-aromaterapia è la più antica disciplina terapeutica del mondo. E’ sempre esistita, dato che le piante non hanno mai smesso di essere utilizzate come piante condimentarie, medicinali e rituali (timo, dragoncello, basilico, menta).
Contrariamente alle droghe ottenute mediante la sintesi chimica o per estrazione dei prin­cipi attivi, la fito-aromaterapia è la medicina naturale per eccellenza. La struttura di un olio essenziale è complessa e non possiede mai una sola proprietà terapeutica ma ne ha pa­recchie. Partendo da questo, esistono delle possibilità di sinergia e di potenziamento che permettono una individualizzazione della terapeutica.
Ma la caratteristica principale sta nel fatto che è una medicina del terreno volta a ristabilire l’equilibrio di un organismo nella sua globalità.

Illustriamo questa caratteristica con l’imma­gine seguente: le paludi della zona tropicale sono infestate da moscerini responsabili di malattie

  • una medicina classica raccomanderebbe una distruzione massiccia del mosce­rino (malattia) attraverso un insetticida (antibiotico),
  • una medicina del terreno punterà a rendere la vita del moscerino impossibile con l’aiuto di drenaggi, pompaggi e delle piantagioni. 

L’aromaterapia permette una medicina del terreno, di certo meno rapida della prima soluzione individuata, ma tanto più durevole ed efficace.
Non si tratta di mettere in opposizione il “tutto chimico” contro il “tutto naturale”. Le sostan­ze chimiche di sintesi hanno permesso dei risultati eccezionali riconosciuti da tutto il mondo. Questi brillanti successi furono all’origine dell’accantonamento delle piante medicinali per numerosi anni.
Ma l’azione brutale e breve delle droghe chimiche, gli effetti ricercati spesso oltrepassati e gli effetti secondari frequenti sono la spiegazione del distacco da parte del pubblico dalle terapie allopatiche classiche. Così, dopo il “maremoto” chimioterapico ed in un contesto generale di ecologia, i pazienti aspirano a terapie certamente efficaci ma più semplici e più naturali. Questa attuale tendenza è la ragione principale del rinnovamento di una fito-aromaterapia scientifica attendibile.

L’impiego consapevole degli oli essenziali (il termine “essenza” è oggigiorno definitivamen­te abbandonato) può fare miracoli in alcuni casi là dove altre terapeutiche hanno fallito. Al contrario, la loro ingestione non controllata può esporre a pesanti conseguenze. Nel dubbio, rivolgersi a seconda dei casi al vostro farmacista, medico o aromatologo. Vi saprà consigliare al meglio.


In Conclusione
Qualche cifra suggestiva:
Per ottenere 1 kg di olio essenziale…. .

-rosa di Damasco, si devono distillare 4. 000 kg di petali (1 ettaro di roseti)
-lavanda vera, si devono distillare 150 kg di sommità fiorite
-lavandino, si devono distillare 50 kg di sommità fiorite
-chiodi di garofano, si devono distillare 7 kg del suo bottone floreale (chiodo) 

Il costo e la rarità di alcuni di loro, così come l’utilizzo dei procedimenti per l’ottenimento, delicati e lunghi, hanno convinto alcuni produttori ed intermediari poco scrupolosi a ricorrere a oli essenziali falsificati e talvolta quasi totalmente sintetizzati. E’ questa la ragione per la quale un olio essenziale di qualità terapeutica deve subire dei controlli regolari e approfon­diti. Cromatografia in fase gassosa accoppiata alla spettrometria di massa per ciascuno dei lotti. Soltanto i laboratori degni di interesse utilizzano questa sofisticata apparecchiatura per assicurarsi sistematicamente la qualità delle loro materie prime.

Fonte: Oli essenziali chemiotipizzati e loro sinergie 
di Dr. A. Zhiri e D.Baudoux 

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