sabato 26 febbraio 2011

Lezioni di Aromaterapia - Lezione II

Criteri di qualità degli oli essenziali chemiotipizzati

Le sostanze chimiche di sintesi sono sostanze morte i cui rifiuti, non eliminati e depositati in certi organi, perturbano e devitalizzano l’uomo. Al contrario, gli oli essenziali sono dei prodotti naturali che sviluppano una rivitalizzazione interna dell’organismo.
Pertanto, l’ottenimento di un olio essenziale di qualità terapeutica, si rivela essere un pro­cesso particolarmente delicato in quanto questo O. E. C. T. deve necessariamente rispon­dere a molti criteri di qualità:

1. La certificazione botanica
la denominazione della pianta deve precisare il genere, la specie, la sottospecie,
il cultivar al fine di impedire ogni errore tratto da nomi dialettali.
Es. : Aniba rosaeodora Var Amazonica - Helichrysum italicum SSP Italicum

2. L’origine geografica
il nome del paese o di una regione apporta delle precisazioni interessanti:
sul biotopo (l’ambiente naturale) della pianta aromatica e caratterizzerà la sua
particolare composizione biochimica.

3. Il metodo di coltivazione
questa precisazione vi dirà se la pianta è selvatica o coltivata e proveniente
da una coltura biologica (etichetta bio) o no.

4. Lo stadio di sviluppo botanico
le caratteristiche dei chemiotipi dipendono a volte dallo stadio di sviluppo:
raccolta prima, durante o dopo la fioritura…

5. L’organo distillato (o spremuto, unicamente per la buccia di Citrus)
la composizione biochimica degli oli essenziali chemiotipizzati varia in
funzione della parte o organo della pianta distillata.

6. Il metodo di estrazione
la composizione degli O. E. C. T. può variare a seconda del modo di
estrazione utilizzato: distillazione, idro-distillazione, percolazione, spremitura.

7. Il chemiotipo o chimiotipo
l’analisi attraverso la cromatografia in fase gassosa accoppiata allo spettrometro
di massa indica le molecole fondamentali per una buona utilizzazione
degli O. E. C. T.


Nozioni di Chemiotipo : O. E. C. T.

Oli Essenziali ChemioTipizzati 
Le tecniche di analisi chimica attualmente molto all’avanguardia messe a disposizione dai ricercatori (cromatografia, “ccm, ccc, cg”, spettroscopia di massa “sm”, risonanza magnetica “rmn”) ci hanno permesso di avere una conoscenza più approfondita delle strutture mole­colari presenti negli oli essenziali. Un olio essenziale contiene degli elementi chimici molto complessi. Si tratta di parecchi insiemi molecolari molto diversi, avendo ciascuno delle pro­prietà differenti. La necessità di una conoscenza approfondita dei suoi costituenti chimici è fondamentale per un terapeuta. In una stessa specie botanica, questa variazione chimica ci permette di definire precisamente la natura delle sottospecie, delle varietà, dei cultivars e dei taxa* delle piante aromatiche. Questa variazione chimica genera la nozione di : chemiotipo o razza chimica. Una nozione importante per l’aromaterapia.
È una forma di classificazione chimica, biologica, botanica che definisce la molecola di maggioranza presente in un olio essenziale. Questa classificazione dipende dai fattori legati direttamente alle condizioni di vita specifiche della pianta per conoscerne il paese, il clima, il suolo, l’esposizione dei vegetali, i fattori fitosociologici e il periodo di raccolta che possono influenzare la composizione dell’olio essenziale. Si parla di un Olio Essenziale Chemiotipizzato “ O. E. C. T. ”.

*da Wikipedia: Un taxon - plurale taxa - o unità tassonomica, è un raggruppamento di organismi reali, distinguibili morfologicamente e geneticamente da altri e riconoscibili come unità sistematica, posizionata all’interno della struttura gerarchica della classificazione scientifica (NdT).

Ecco alcuni esempi:

  • Il timo - Thymus Vulgaris:

- O. E. C. T. di Thymus Vulgaris a Timolo; questo Olio Essenziale contiene principalmente del timolo avente delle proprietà anti-infettive maggiori.
- O. E. C. T. di Thymus Vulgaris a Tujanolo; questo Olio Essenziale contiene principalmente del tujanolo avente delle proprietà battericide, viricide, e neurotoniche.
- O. E. C. T. di Thymus Vulgaris a Carvacrolo ; questo Olio Essenziale contiene principal­mente del carvacrolo avente una attività antisettica.
- O. E. C. T. di Thymus Vulgaris al Geraniolo; questo Olio Essenziale contiene principal­mente del geraniolo con una attività antibatterica, antimicotica, antivirale.
- O. E. C. T. di Thymus Vulgaris a Linalolo; questo Olio Essenziale contiene principalmente il linalolo con delle proprietà antibatteriche, antimicotiche, viricide e antiparassitarie intesti­nali.
- O. E. C. T. di Thymus Vulgaris a Terpineolo; questo Olio Essenziale contiene principalmen­te il terpineolo con delle proprietà emolitiche.
- O. E. C. T. di Thymus Vulgaris a Cineolo; questo Olio Essenziale contiene principalmente il cineolo con attività decongestionanti bronco-polmonari.
- O. E. C. T. di Thymus Vulgaris a Paracimene; questo Olio Essenziale contiene principal­mente il paracimene con azione anti-infettiva, una forte azione antalgica ed è molto racco­mandato in caso di reumatismi e di artrosi.


  • Il rosmarino - Rosmarinus officinalis:

- O. E. C. T. di Rosmarinus officinalis a Canfora; questo Olio Essenziale contiene principal­mente della canfora avente come proprietà una azione contro le contratture muscolari o i crampi e delle azioni antinfiammatorie.
- O. E. C. T. di l Rosmarinus officinalis a 1.8 cineolo; questo Olio Essenziale contiene prin­cipalmente 1.8 cineolo avente proprietà anticatarrali, espettoranti. Ha principalmente attività antisettiche polmonari e mucolitiche.
- O. E. C. T. di Rosmarinus officinalis a Verbenone; questo Olio Essenziale contiene princi­palmente verbenone con proprietà cicatrizzanti, battericide, espettoranti mucolitiche, cola­goghe e epatodrenanti.


  • L’eucalipto - Eucalipto

- Esistono centinaia di specie di eucalipto. La composizione dei loro oli essenziali è molto dissimile e dunque le loro proprietà sono estremamente diversificate, addirittura opposte. (vedere la tabella riepilogativa degli O. E. C. T. con i loro rispettivi chemiotipi e i loro princi­pali costituenti).
Per definire l’azione terapeutica di un olio essenziale, l’aromaterapia scientifica esige una conoscenza perfetta della classificazione botanica delle piante aromatiche, una conoscen­za precisa dei costituenti chimici e chemiotipi, una padronanza rigorosa delle precauzioni d’uso per quanto concerne il dosaggio, la posologia, il modo di impiego e le controindicazioni eventuali. L’olio essenziale così prescritto deve essere un O. E. C. T. 100% puro, 100% naturale e 100 % integrale.

Fonte: Oli essenziali chemiotipizzati e loro sinergie 
di Dr. A. Zhiri e D.Baudoux 

venerdì 25 febbraio 2011

Lezioni di Aromaterapia - Lezione I


Le terapie tradizionali e l’utilizzo delle piante in medicina empirica sono sovente all’origi­ne delle ricerche scientifiche di alto livello. Nella maggior parte dei casi, queste ricerche sfociano nella scoperta di sostanze originali che presentano un interesse terapeutico consi­derevole. La farmacia industriale usa largamente queste molecole isolate, purificate e poi utilizzate dalla medicina convenzionale, ma le piante (fonte di queste molecole) sono state e sono utilizzate con successo nella fitoterapia e in aromaterapia sotto forme diverse. Queste terapie vanno acquisendo sempre più considerazione da parte del pubblico e dei medici. Le piante curano o contribuiscono a guarire - a volte molto rapidamente - non solamente la fatica, l’insonnia, i mal di testa, l’influenza, la tosse, i reumatismi, i raffreddori, ma anche numerose altre malattie.

Attualmente, il rapporto tra la chimica, la biochimica, la biologia, la medicina, la farmacia e la botanica è un’unione che nessuno può contestare. Le piante identificate e classificate dai botanici sono diventate la materia prima per nuove prospettive farmaceutiche. Ma gli effetti scarsi o complessi di certe molecole biologicamente attive hanno sollecitato, per primi ai chimici, la ricerca sulle virtù di sintesi e di emisintesi per rifornire la produzione farmacologi­ca. Il biologo ed il biochimico studiano la tossicità, il modo d’azione ed il divenire dei principi attivi delle piante.

La Ricerca
Nel campo della ricerca delle molecole anticancerose, negli Stati Uniti è stato intrapreso, negli anni sessanta, un programma di ricerca di nuovi prodotti antitumorali, dalla National Cancer Institute (NCI) . Si trattava allora di rilevare l’attività antitumorale in vitro e in vivo degli estratti grezzi provenienti da piante di diverse origini. Dopo 30 anni di ricerche, hanno esaminato circa 35.000 specie, ossia 105.000 estratti di piante, e dato risalto all’attività di 2.600 specie (1.300 generi) di cui il 7 - 8% di queste specie così repertoriate merita de­gli studi più approfonditi. Un buon metodo di apprezzamento consiste nel preparare degli estratti alcolici e cloroformici, sottoponendoli a 2 tests classici di attività: quello delle leuce­mie murine P388 e quello del carcinoma umano del naso-faringe (KB). La pianta che è stata riconosciuta come attiva, viene sottoposta all’estrazione, all’isolamento, alla purificazione e all’identificazione della/e sostanza/e responsabile/i dell’attività constatata. Nell’eventualità di un risultato incoraggiante, i principi attivi dovranno avere un’ultima conferma, tanto per la tossicologia quanto per le prove cliniche. Non resta infine che assicurarsi l’approvvigiona­mento della pianta e la sua estrazione in grande scala.

Un po' più nel dettaglio...
Di questo passo, molte sostanze promettenti sono state identificate e testate, citiamo: in­dicine-n. oxide, phyllanthoside, omoarringtonina, vincristina e vinblastina, podophyllotaxina, paclitaxel (taxol)…ecc. Queste sostanze sono state rispettivamente isolate da: Heliotropium indicum L. , Phyllanthus acuminatus Vahl. , Cephalataxus harringtonia K. Koch, Catharan­thus roseus, Podophylum peltatum, Taxus brevifolia Nutt. Il capofila di questi costituenti antitumorali è il paclitaxel (taxol). Successivamente fu isolato da altre specie di tassi e notoriamente dalla specie più presente in Europa, Taxus baccata L. Questa molecola, il paclitaxel, autorizzata nel 1992 dalla FDA per il trattamento del cancro ovarico ha dato prova di efficacia anche su altri differenti tipi di cancro.
Queste molecole, di grande interesse per la medicina, non avrebbero mai potuto essere scoperte senza la medicina tradizionale e la etno-farmacologia. Le tradizioni orali ancestrali arricchite dalle conoscenze del terreno e del vissuto terapeutico dei vegetali rimangono un grosso sapere da salvaguardare per il bene della salute umana e animale.

Fitoterapia
La fitoterapia resta la medicina più impiegata nel mondo. Sappiamo da sempre che alcune piante possiedono attività antisettiche, battericide, antifungine, antivirali, antimitotiche, ormonali, antireumatiche, circolatorie, antidiabetiche, immunostimolanti, iper o ipotensive, tonificanti, antispasmodiche, stomachiche o epatiche. Tutte le civiltà antiche hanno svilup­pato accanto all’agricoltura, la medicina delle piante e la maggior parte dei grandi medici del passato sono stati dei fitoterapeuti.

Oli Essenziali Chemiotipizzati (O.E.C.T.)
L’aromaterapia fa parte di questo patrimonio vegetale che bisogna preservare e protegge­re. Gli oli essenziali chemiotipizzati (O. E. C. T. ) hanno un largo spettro di azione in diverse terapie. Nessuno può, sul piano patologico, negare attualmente l’efficacia antinfettiva degli oli essenziali. I problemi relativi all’abuso degli antibiotici vengono risolti con l’utilizzo degli oli essenziali segnalati come l’unica alternativa sostitutiva nella maggior parte dei casi di in­fezione. Gli O. E. C. T. per la loro composizione, la loro natura e con una posologia dosata e studiata clinicamente, non inducono né alla resistenza dei germi, né all’attacco del sistema immunitario, né alla selettività della flora saprofita e patogena.
Gli O. E. C. T. delle piante aromatiche sono dei prodotti con una forte concentrazione in principi attivi ben diversificati; tuttavia non hanno le stesse indicazioni delle piante intere da dove sono estratti. Devono, pertanto, essere utilizzati con precauzione, senza mai oltrepas­sare la dose prescritta. La loro azione sulle surrenali e sul sistema endocrino, la loro capa­cità di modificare rapidamente il tasso di acidità e la resistenza elettrica del sangue nonché il loro effetto calmante, li classifica come rimedi di prima scelta. Un O. E. C. T. contiene, in media, 75 molecole attive differenti, mentre per quanto riguarda la medicina di sintesi, si possono valutare le interazioni a non più di tre molecole al massimo. Si parla dell’azione globale di un O. E. C. T. sull’insieme del corpo e della sua fisiologia.


Curarsi con cura
E’ arrivato il momento di prendere coscienza che la medicina allopatica non è più la sola a garantire una buona salute. Ogni scienza, e soprattutto la medicina e la farmacologia, deve principalmente educarci ad avere la responsabilità di curare il nostro corpo ed a mantenerlo in buona salute. L’individuo può e deve adattarsi al suo ambiente e scegliere i mezzi più specifici per poterlo fare.
Nessuna terapia è al riparo dalle critiche e dagli interrogativi, compresa la medicina tradizionale. Le terapie tradizionali con le loro sostanze naturali hanno sempre dimostrato nella storia la loro efficacia. Fino al diciottesimo secolo, l’uomo ha sempre utilizzato la fitoterapia per curare se stesso e gli animali. Come il diciannovesimo secolo ha conosciuto lo sviluppo dell’industria farmaceutica delle piante e la creazione dei farmaci mono e bi-molecolari, la fine del ventesimo secolo è segnata dal considerevole ritorno delle medicine alternative.
L’aromaterapia, multicentenaria, oggi sta guadagnando terreno nel mondo medico, cosme­tico, agro-alimentare e veterinario. Alcuni affermati ricercatori scientifici di tutto il mondo, sono determinati a rendere merito a questa disciplina assicurando grandi sforzi in diversi campi di ricerche fondamentali e applicate.

Storia e origine degli oli essenziali 
Conosciuti per le loro enormi proprietà terapeutiche e utilizzati già da millenni in Cina (cannella, anice, zenzero), in India, in Medio Oriente (Khella, pino, finocchio), in Egitto, in Grecia, in America (Atzechi, Maya, Incas: legno di Ho, sassafrasso) e in Africa (incenso, mirra, ravintsara), gli oli essenziali vengono dimenticati durante il Medio Evo. In questo periodo l’Europa attraversa un momento di ritorno alla barbarie, con un declino generale del sapere. Bisognerà attendere l’arrivo degli Arabi per assistere ad un nuovo sviluppo della medicina at­traverso le piante che ritrovano così un posto primario nell’arsenale terapeutico dell’epoca.

L’estrazione degli oli essenziali tramite distillazione a vapore acqueo nasce durante l’epoca della rivoluzione industriale e permette lo sviluppo di prodotti alimentari e di profumi.
All’inizio del XX secolo, alcuni ricercatori (Chamberland, Cadèac, Martindale) dimostrano con i loro esperimenti il potere antisettico degli oli essenziali. Ma i reali “Padri” dell’aromaterapia sono Gattefossé e successivamente Valnet ed i suoi discepoli. R. M. Gattefossé, pioniere della profumeria moderna, bruciandosi le mani durante un’esplosione nel suo laboratorio, con un istinto geniale tuffò le mani in un recipiente colmo di olio essenziale di lavanda.Conosciuti per le loro enormi proprietà terapeutiche e utilizzati già da millenni in Cina (can­nella, anice, zenzero), in India, in Medio Oriente (Khella, pino, finocchio), in Egitto, in Grecia, in America (Atzechi, Maya, Incas: legno di Ho, sassafrasso) e in Africa (incenso, mirra, ravintsara), gli oli essenziali vengono dimenticati durante il Medio Evo. In questo periodo l’Europa attraversa un momento di ritorno alla barbarie, con un declino generale del sapere. Bisognerà attendere l’arrivo degli Arabi per assistere ad un nuovo sviluppo della medicina at­traverso le piante che ritrovano così un posto primario nell’arsenale terapeutico dell’epoca.

Immediatamente alleviato dal suo dolore, la piaga guarì con una rapidità sconcertante.
Stupito da questo risultato, decise di studiare gli oli essenziali e le loro proprietà.
L’aromaterapia moderna era nata. Tuttavia, nonostante la sua incontestabile efficacia, l’aromaterapia non ricevette dai medici l’accoglienza che meritava. La concorrenza dei laboratori di prodotti chimici di sintesi, finanziariamente molto più potenti, ed un cattivo impiego degli O. E. , conseguenza di una ignoranza delle diverse varietà per una stessa specie, sono le ragioni di un successo parziale dell’aromaterapia di quell’epoca.
Oggi, dei medici ( Valnet, Duraffourd, Lapraz, d’Hervincourt, Belaiche) e dei ricercatori ad alto livello (P. Franchomme), dei farmacisti (D. Baudoux) hanno definitivamente consolidato la reputazione, l’efficacia e la straordinaria ricchezza degli oli essenziali.


Rinascita dell'aromaterapia 
La fito-aromaterapia è la più antica disciplina terapeutica del mondo. E’ sempre esistita, dato che le piante non hanno mai smesso di essere utilizzate come piante condimentarie, medicinali e rituali (timo, dragoncello, basilico, menta).
Contrariamente alle droghe ottenute mediante la sintesi chimica o per estrazione dei prin­cipi attivi, la fito-aromaterapia è la medicina naturale per eccellenza. La struttura di un olio essenziale è complessa e non possiede mai una sola proprietà terapeutica ma ne ha pa­recchie. Partendo da questo, esistono delle possibilità di sinergia e di potenziamento che permettono una individualizzazione della terapeutica.
Ma la caratteristica principale sta nel fatto che è una medicina del terreno volta a ristabilire l’equilibrio di un organismo nella sua globalità.

Illustriamo questa caratteristica con l’imma­gine seguente: le paludi della zona tropicale sono infestate da moscerini responsabili di malattie

  • una medicina classica raccomanderebbe una distruzione massiccia del mosce­rino (malattia) attraverso un insetticida (antibiotico),
  • una medicina del terreno punterà a rendere la vita del moscerino impossibile con l’aiuto di drenaggi, pompaggi e delle piantagioni. 

L’aromaterapia permette una medicina del terreno, di certo meno rapida della prima soluzione individuata, ma tanto più durevole ed efficace.
Non si tratta di mettere in opposizione il “tutto chimico” contro il “tutto naturale”. Le sostan­ze chimiche di sintesi hanno permesso dei risultati eccezionali riconosciuti da tutto il mondo. Questi brillanti successi furono all’origine dell’accantonamento delle piante medicinali per numerosi anni.
Ma l’azione brutale e breve delle droghe chimiche, gli effetti ricercati spesso oltrepassati e gli effetti secondari frequenti sono la spiegazione del distacco da parte del pubblico dalle terapie allopatiche classiche. Così, dopo il “maremoto” chimioterapico ed in un contesto generale di ecologia, i pazienti aspirano a terapie certamente efficaci ma più semplici e più naturali. Questa attuale tendenza è la ragione principale del rinnovamento di una fito-aromaterapia scientifica attendibile.

L’impiego consapevole degli oli essenziali (il termine “essenza” è oggigiorno definitivamen­te abbandonato) può fare miracoli in alcuni casi là dove altre terapeutiche hanno fallito. Al contrario, la loro ingestione non controllata può esporre a pesanti conseguenze. Nel dubbio, rivolgersi a seconda dei casi al vostro farmacista, medico o aromatologo. Vi saprà consigliare al meglio.


In Conclusione
Qualche cifra suggestiva:
Per ottenere 1 kg di olio essenziale…. .

-rosa di Damasco, si devono distillare 4. 000 kg di petali (1 ettaro di roseti)
-lavanda vera, si devono distillare 150 kg di sommità fiorite
-lavandino, si devono distillare 50 kg di sommità fiorite
-chiodi di garofano, si devono distillare 7 kg del suo bottone floreale (chiodo) 

Il costo e la rarità di alcuni di loro, così come l’utilizzo dei procedimenti per l’ottenimento, delicati e lunghi, hanno convinto alcuni produttori ed intermediari poco scrupolosi a ricorrere a oli essenziali falsificati e talvolta quasi totalmente sintetizzati. E’ questa la ragione per la quale un olio essenziale di qualità terapeutica deve subire dei controlli regolari e approfon­diti. Cromatografia in fase gassosa accoppiata alla spettrometria di massa per ciascuno dei lotti. Soltanto i laboratori degni di interesse utilizzano questa sofisticata apparecchiatura per assicurarsi sistematicamente la qualità delle loro materie prime.

Fonte: Oli essenziali chemiotipizzati e loro sinergie 
di Dr. A. Zhiri e D.Baudoux 

giovedì 24 febbraio 2011

Abc dell'Aromaterapia - Gli oli essenziali

Ciò che leggerete in questo articolo è stato estrapolato dal catalogo Pranarom, di cui Bioregit è distributore italiano ufficiale, che potete scaricare alla pagina www.bioregit.it nella sezione "Risorse" e poi "Downloads".

Gli Oli Essenziali

I procedimenti di estrazione:


La Definizione
Un olio essenziale è semplicemente l'essenza volatile estratta dalle piante aromatiche tramite distillazione a vapore d'acqua.

Procedimenti
Nell'estrazione delle sostanze aromatiche sono implicati numerosi processi.
Questa operazione è una delle più difficili e delicate, poiché ha lo scopo di captare i prodotti più sottili e più fragili elaborate dai vegetali, senza alterarne le qualità.

Spremitura
Il metodo più semplice, ma sfortunatamente il più limitato.
Consiste nello schiacciare meccanicamente le "tasche di essenza" delle bucce fresche di agrumi.

Il prodotto ottenuto si chiama « essenza » e non « olio essenziale » in quanto non han­no avuto luogo modifiche chimiche legate a solventi o al vapore acqueo (per tutti i citrus).
A causa del massiccio impiego di insetticidi sugli agrumi, tutte le essenze di Citrus destinate al consumo sono certifica­te di origine biologica.

Distillazione
La distillazione tramite vapore d’acqua, conosciuta dall’antichità, migliorata da­gli Arabi e perfezionata dai Grassois (abitanti della zona di Grasse, ndt), è un processo che utilizza la trasmissio­ne delle sostanze aromatiche grazie al vapore dell’acqua.
Il processo, chiamato «distillazione per tra­smissione a vapore d’acqua », apporta un sicuro miglioramento della qualità dei pro­dotti ottenuti, minimizzandone le alterazioni idrolitiche (in particolar modo degli esteri) dovute al processo tradizionale di distilla­zione; l’installazione è costituita da una cal­daia a vapore separata dall’alambicco.
La maggior parte degli oli essenziali è ottenu­ta per distillazione a vapore d’acqua, senza disincrostante chimico e a bassa pressio­ne.
Il procedimento consiste nel fare attraver­sare dal vapore d’acqua una cisterna riem­pita di piante aromatiche.
All’uscita dalla cisterna e sotto pressione controllata, il vapore d’acqua impregnato di olio essenziale attraversa una serpentina in cui si condensa.
All’uscita, un essenziere raccoglie l’acqua e l’olio essenziale: la differenza di densità fra i due liquidi per­mette una separazione agevole.
Le piante selvatiche di montagna hanno un aroma e un’attività biologica straordina­rie dovute, per alcune, al loro forte tenore in esteri aromatici la cui sintesi è favorita dall’altitudine, dalla diversa esposizione solare e dalla minor piovosità, o ancora dalla simbiosi con altre piante selvatiche del biotopo* (*area di dimensioni limitate).
La distillazione richiede grandi precauzioni: la scelta dell’alambicco, in inox preferibil­mente; la conduzione del calore, a bassa pressione 0,05 bars; la durata della distilla­zione, lunga o prolungata, permette di rac­cogliere l’insieme delle frazioni “di testa” e “di coda”; l’impiego di acqua di fonte pura o poco calcarea.

L'Aromaterapia è una disciplina vicina alla natura ed alle persone




In questa ottica, Pranarôm si impegna verso coltivatori del Madagascar per sviluppare con loro una cultura delle piante aromatiche responsabile e una distil­lazione tradizionale rispettosa sia dell’ambiente che della qualità industriale.
Nel 2009, Pranarôm ha iniziato nel Madagascar un vasto progetto di sviluppo locale che procura un impiego stabile a più di cento persone e garantisce gli approvvigionamenti di oli essenziali al proprio laboratorio.

Nel suo impegno per uno sviluppo continuativo, Pranarôm International investe in piantagioni di specie minacciate di estinzione. In collaborazione con produttori locali, coltiva piante selvatiche a rischio di scomparsa ed assicura l’approvvigio­namento di oli essenziali dalle proprietà uniche.
I fornitori di Pranarôm sono presenti ai quattro angoli del mondo, ma sono princi­palmente in Francia, Madagascar, Marocco, Vietnam, Australia, Canada, Brasile, Slovenia ... in ragione dei biotopi particolari di questi Paesi.


Controlli di qualità del prodotto finito
La maggioranza degli oli essenziali venduti come 100% puri e naturali sono spesso tagliati, allungati, diluiti e denatu­rati con oli vegetali e minerali, molecole di sintesi di basso costo, agenti emulsionan­ti chimici, trementina, alcool.
Queste profonde alterazioni possono ren­dere gli oli essenziali allergizzanti e tossici. Ad essi possono inoltre essere aggiunti oli essenziali simili come, per esempio, del lavandino super, poco canforato, di minor prezzo, aggiunto alla lavanda fine.
Alcuni oli vengono scoloriti o ricolorati ar­tificialmente.
Altri ancora sono privati di alcune mole­cole.
Il solo modo di fornire oli essenziali di qualità incontestabile è di controllarla in laboratorio.

Mezzi e metodi attuati:


Controlli fisici
- Controlli organolettici: a partire da un’aromateca, costituita da certificati, controlliamo il colore, l’odore e, in certi casi, il sapore degli oli essenziali analiz­zati;
- Studi di costanti fisiche a date tempera­ture: densità, solubilità nell’alcol, punto di fusione e d’ebollizione, punto di congela­mento, potere rotatorio sulla luce polariz­zata, indice di rifrazione.

Controlli chimici
Questi controlli si effettuano per croma­tografia in fase gassosa; compariamo la cromatografia dei campioni da analizza­re con le cromatografie di oli essenziali autentici che servono da referenza asso­luta.

Le differenti categorie di Oli Essenziali:


Qualità industriale standard
Si tratta di oli essenziali provenienti da specie di piante botanicamente non certi­ficate, coltivate industrialmente, raccolte senza controllo del momento migliore, distillate rapidamente e non completa­mente ad alte temperature e ad alta pres­sione.
Spesso rettificati, allungati, denaturati e tagliati di alcune molecole, quando non sono apertamente ricostituiti.

100% puri e 100% naturali
Già più rari dei precedenti, questi oli essenziali sono di qualità media. Non provengono necessariamen­te da specie di piante botanicamen­te certificate (numerose specie pos­sono essere confuse) colte allo stato selvaggio o coltivate biologicamente. La distillazione può essere incompleta perché di breve durata ad alta tempera­tura e alta pressione.
Sono rettificati, ma non allungati e dena­turati.

Autentici e chemiotipizzati
Sono oli essenziali 100% puri, 100% naturali e 100% completi o integrali, che rispondono all’insieme dei criteri che ab­biamo enunciato.
Sono rari e il loro prezzo è necessaria­mente più elevato ma è perfettamente giustificabile per la loro qualità e la loro efficacia ineguagliabile.



La garanzia di un olio essenziale di qualità si evidenzia anche sulla confezione; l’informazione deve essere completa e rigorosa.

Gli oli essenziali di Pranarôm sono:
-100% NATURALI, cioè non denaturati con molecole di semisintesi o di sintesi totale, o con agenti emulsionanti chimici, oli minerali ecc. (allergia e tossicità);
-100% PURI, cioè esenti da altri simili, da oli vegetali, da alcol, trementina, ecc.;
-100% INTEGRALI, non tagliati, non de­colorati, non deterpenati, non rettificati, non perossidati, ecc.;
- CHEMIOTIPIZZATI (HECT), botanica­mente e chimicamente definiti.

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Questo logo certifica che il prodotto pro­viene dall’agricoltura biologica ed è sot­toposto a controlli rigorosi. La presenza del logo garantisce la qualità BIO del pro­dotto.
(Contrôle Certisys - BE – BIO -01)


Criteri di qualità degli oli essenziali:


Specie botanica certificata
Gli oli essenziali di qualità devono imperativamente provenire da piante botanicamente certificate, cioè identifi­cate da due nomi latini, essendo il latino la lingua universalmente riconosciuta in botanica.
Il primo nome indica il genere, per esem­pio Cupressus; il secondo, la specie: sem­pervirens, cipresso sempreverde.

Parte della pianta distillata
Le diverse parti di una stessa pian­ta (fiori, foglie, rami, corteccia, semi, buccia, ecc.) possono produrre essenze diverse. E’ perciò molto importante pre­cisare l’organo vegetale.

Chemiotipi
I componenti aromatici di una pianta non sono immutabili. Una stessa pianta, cre­scendo in luoghi diversi, può secernere essenze molto differenti in funzione di diversi elementi come l’esposizione al sole, il clima, la composizione del suolo, l’altitudine ecc.
Due diversi chemiotipi dello stesso olio essenziale presentano non solo attivi­tà differenti ma anche indici di tossicità molto variabili.
Gli oli essenziali chemiotipizzati:

Etichetta HECT garanzia di sicurezza ed efficacia
- La pianta distillata è botanicamente certificata
- La parte distillata della pianta è specificata (es. foglia, fiore, radice...)
- Il chemiotipo (o razza biochimica) è definito
- La distillazione per corrente di vapore acqueo è il procedimento raccomandato
Esempio
- Thymus vulgaris ct thujanol è un olio essenziale che contiene principalmente del tujanolo che ha proprietà battericide, viricide e neurotoniche.
- Thymus vulgaris ct thymol è un olio essenziale che contiene principalmente del timolo che ha proprietà antinfettive maggiori.

mercoledì 23 febbraio 2011

Cosmetica Tossica - a cura del Dr Perugini Billi -

Pubblichiamo oggi questi due interessanti articoli del Dr. Perugini Billi, scritti rispettivamente nel 2009 e nel 2006, a distanza di anni oggi, nel 2011, la situazione non  pare essere cambiata, per questo motivo occorre diffondere studi e ricerche, perché nel dubbio si preferisca evitare il rischio di ammalarsi per via di sostanze di cui ancora non si conoscono con precisione gli effetti sull'organismo umano. La cosmesi naturale non deve permettersi l'utilizzo di conservanti potenzialmente tossici per l'organismo e, naturalmente, ognuno di noi dovrebbe evitare prodotti di derivazione sintetica, preferendo alla moda ed al clamore della pubblicità la sicurezza di non danneggiare il proprio organismo barattando la propria salute con l'apparenza.
Ringraziamo il Dottore per averci permesso la pubblicazione degli scritti qui riportati.

Veleni sulla pelle
Scritto da Dr Francesco Perugini Billi - Novembre 2009

Mentre il resto della popolazione gli inquinanti chimici li assorbe con l’aria, l’acqua e l’alimentazione, spesso inconsapevolmente, le donne invece se li mettono addosso con un certo compiacimento. Almeno questo è quello che è emerso da uno studio sulle donne inglesi, che potrebbe comunque essere tranquillamente esteso anche alle altre donne occidentali, italiane comprese.

Tra detergenti, fondotinta, creme, deodorati e belletti vari le donne inglesi si spalmano sul corpo circa 515 sostanze chimiche al giorno. In generale, le creme commerciali contengono 30 diverse sostanze  chimiche e i profumi ne contengono fino a 400. Inoltre, molte di queste sostanze sono sospettate di  essere cancerogene.
Nello studio inglese è emerso che il 70% delle donne non erano per nulla interessate a sapere cosa c’era dentro i prodotti che stavano usando, mentre solo il 10 % acquistava cosmetici totalmente naturali. E’ stato calcolato che ogni anno attraverso la pelle un essere umano assorbe circa due chili di sostanze tossiche in seguito all’uso di cosmetici e prodotti per l’igiene del corpo.

Fonte:
www.fashiontakesaction.com
www.reuters.com

Cosmetica tossica
Scritto da Dr Francesco Perugini Billi - Novembre 2006

Sarebbero circa 175 le diverse sostanze chimiche che ogni donna giornalmente "spalma" sulla propria pelle, quando si fa bella. L'industria cosmetica, infatti, utilizza circa 13.000 sostanze di sintesi e di emisintesi nei propri prodottii. La cosa che molti non sanno è che la gran parte di queste non è stata sufficientemente studiata sotto il profilo della tossicità.
Il EWG (Environmental Working Group) americano ha calcolato che su 7500 prodotti commerciali solo 28 sono stati testati per la loro sicurezza, che un prodotto ogni 120 contiene una sostanza cancerogena e che un terzo dei prodotti contiene almeno una sostanza classificata come potenzialmente cancerogena.
L'assorbimento del cocktail di cancerogeni, conservanti, mutageni, allergizzanti e metalli pesanti a livello cutaneo è ulteriormente facilitato dalla presenza nei cosmetici di fattori umettanti e idratanti (che però sono innocui).
Tra le sostanze potenzialmente pericolose, voglio citare i parabeni, utilizzati come conservanti. Sono presenti come metyl-, ethyl-, butyl-, propyl- paraben e sono seriamente sospettati di essere cancerogeni. Lo sarebbero soprattutto quando vengono applicati sulla pelle. L'assorbimento cutaneo, infatti, trasformerebbe queste molecole in una forma attiva cancerogena.
Nel 2004, l'oncologa Drssa Philipa Darbre, dell'Università di Reading (UK) ha trovato i parabeni in tutti i campioni di tessuto cancerogeno mammario da lei analizzati. Le ridotte dimensioni dello studio (solo 20 campioni), dovute alla mancanza di fondi che la Drssa ha cercato inutilmente per anni, non dimostrano (almeno per ora !) che i parabeni sono la causa del tumore, ma dimostrano con certezza che queste sostanze tendono ad accumularsi nei tessuti.

I parabeni fanno parte di un vasto gruppo di sostanze chimiche denominate xenoestrogeni o "distruttori ormonali", sostanze estranee all'organismo capaci di imitare gli estrogeni, che sono potenti stimolanti della crescita e della trasformazione maligna delle cellule mammarie. Come altri xenoestrogeni, i parabeni una volta nei tessuti umani possono rimanervi per decenni, agire indisturbati e provocare malattie a distanza di 20-30 anni. Alcuni studiosi sono convinti che l'enorme presenza di xenoestrogeni nell'ambiente e nella catena alimentare sia una delle cause del tumore alla mammella (aumentato negli ultimi decenni), delle cisti ovariche, dell'endometriosi, dell'infertilità delle coppie (1 coppia su 5 ha problemi di fertilità e nel 50% dei casi l'origine è maschile) e del cancro ai testicoli (aumentato del 3% negli ultimi anni). I pesticidi presenti nell'alimentazione sono anch'essi dei "disruttori ormonali".

Se andate in un supermercato, in profumeria, in farmacia o in erboristeria noterete che la maggior parte dei cosmetici e dei prodotti per l'igiene contengono parabeni. La cosa raccapricciante è che si trovano anche in molti prodotti cosiddetti "naturali" o spacciati per "ecologici". I parabeni sono nelle creme per il viso, negli struccanti, nei detergenti intimi, nei deodoranti, nei dentifrici e negli shampoo. Molti prodotti per bambini li contengono. Sono anche nelle creme solari e nei doposole.
Un recente studio giapponese ha dimostrato che con l'esposizione alla luce UV del sole, i parabeni accelerano l'invecchiamento della pelle. E' incredibile, ma l'industria del cosmetico finanzia la   cerca contro il cancro alla mammella e nello stesso tempo fa soldi vendendo prodotti che contengono sostanze che il cancro probabilmente lo  rovocano. I parabeni sono legalmente autorizzati nell'Unione Europea e l'industria cosmetica giura sulla loro innocuità. Purtroppo, dagli allarmi dei ricercatori ai provvedimenti restrittivi spesso passano decenni. Gli interessi economici e politici sono sempre enormi. La storia recente è piena di sostanze chimiche (farmaci, pesticidi, insetticidi, additivi alimentari, ecc.) che sono state immesse sul mercato come innocue e poi dopo anni vietate perché risultate tossiche o cancerogene.

E voi, avete voglia di aspettare?

Bibliografia
- Dr. Connealy. Beauty to die for: health hazards of cosmetics and skin care products revealed. Jan
20. 2006. http://www.newstarget.com/z016898.html
- Breast Cancer Action Org. www.ThinkBeforeYouPink.org
- Williams RM - Breast cancer and xenoestrogens. Townsend Letters for Doctors and Patients.
2004. www.townsendletter.com
- Chemica Safe Skin Care. www.chemicalsafeskincare.co.uk/chemicals.shtml
- Darbre PD et al. Concentrations of Parabens in Human Breast Tumours J Appl Tox v.24, i.1, 1,
jan04. www.mindfully.org/Pesticide/2004/Parabens-Breast-Tumours1jan04.htm
- Anonimo. Allergy warning on cosmetics. Tues, 12 Dec, 2000.
- BBCNEWS. http:news.bbc.co.uk/2/hi/health/1065587.stm
- Thomas P. Toxic toiletries facing up to the truth. WDDTY (Vol 10, Issue 7).
- Thomas P. Killer Cosmetics Dying to look good. WDDTY (Vol.13, Issue 3).

lunedì 21 febbraio 2011

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